MotoGP, Valencia ultimo atto

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Volge al termine la stagione della Motogp e come tutti si auguravano resta da assegnare il titolo più prestigioso. quello che da sempre viene definito ‘della classe regina’. Con Mir laureatosi campione a Phillip Island e il nostro Franco Morbidelli iridato a Sepang sono infatti ancora due i rivali in lizza per il titolo nella massima categoria, e non poteva esserci finale migliore per chiudere uno dei mondiali più incerti di sempre. Saremo una voce fuori dal coro ma non crediamo di essere lontani dalla verità affermando che abbiamo assistito ad un campionato tecnicamente povero, con prestazioni che non crescono e gare livellate si, ma in modo in un certo senso ‘artificioso’. I nove diversi vincitori in gara del 2016 e i rendimenti altalenanti di alcuni protagonisti di questo 2017 sono figli di una certa imprevedibilità del rendimento delle gomme. Ovviamente la cosa ha senza dubbio giovato allo spettacolo, nel senso stretto del termine. e questo è ciò che vogliono l’organizzatore e la stragrande maggioranza del pubblico. Diverso è se si guarda alle gare con l’occhio fino di chi, in un mondiale prototipi, vorrebbe vedere espresso il massimo potenziale tecnico ed umano, con prestazioni che migliorano e piloti in grado di esprimere davvero tutto il loro talento.
MARQUEZ E DOVIZIOSO MERITANO ENTRAMBI
Alla fine comunque sono rimasti in lizza quelli che sono senza dubbio i due migliori piloti della stagione, Marquez e Dovizioso si sono spartiti sei vittorie a testa ed è innegabile che siano stati i più bravi, i più costanti, quelli che hanno saputo sfruttare le occasioni favorevoli e raccogliere il massimo nelle giornate in cui hanno dovuto soffrire. Quella di Dovi e della Ducati è una bellissima fiaba, riprendersi un titolo Motogp che manca da dieci anni sarebbe per Ducati un’impresa memorabile, in un momento oltremodo felice per l’azienda, con i propositi di cessione da parte di Audi che sono rientrati e rinnovate buone prospettive per il futuro commerciale. Per Dovizioso inutile dirlo, il riscatto clamoroso dopo una carriera vissuta un po’ in secondo piano, lontano dai riflettori, un ruolo di ‘bravo si, ma non troppo’ che pareva ormai cucito addosso. Siamo onesti, nessuno si sarebbe aspettato una svolta così decisa e clamorosa, Andrea ha stupito tutti e la sua vittoria finale farebbe contenti molti ma l’impresa appare davvero proibitiva, praticamente solo la matematica consente di sperare. Marquez è rivale tostissimo, lo sarebbe anche a pari punti, figuriamoci con ben 21 di vantaggio all’ultima gara. Oggi non si può fare a meno di pensare che le due posizioni perse da Dovizioso in Australia nella volata finale da Redding e Pedrosa pesano moltissimo., Un paio di punti che oggi consentirebbero a Dovi di laurearsi campione anche con un secondo posto. in caso di uno zero del rivale. Invece Andrea deve per forza vincere, anche se il rivale non dovesse arrivare al traguardo. E vincere a Valencia, con una Ducati, non è certo semplice. Una pista corta, stretta, che premia l’agilità e la guidabilità del mezzo e dove oltretutto i sorpassi sono difficili. Per questo l’imperativo è in primo luogo quello di fare buone prove ed un’ottima qualifica, per partire davanti. Restare invischiati al via magari con un Marquez in fuga vorrebbe dire aver perso da subito la partita. Lo spagnolo dal canto suo parte favorito ed è quello che ha tutto da perdere, ma il piccolo diavolo è cresciuto, è ormai un pilota maturo che ha già dimostrato di saper gestire le situazioni e anche di sapersi accontentare quando serve. Il sesto titolo mondiale, di cui quattro nella top class è quanto mai vicino.
SI PREPARA IL 2018
Per alcuni dei protagonisti mancati della stagione la gara di Valencia ha poco significato, certo si cerca una buona prestazione ma ormai si lavora già in ottica 2018. Così è sicuramente per Yamaha, la sorpresa in negativo della stagione. I piloti sono delusi, certamente qualche errore di valutazione c’è stato anche da parte loro ma in ogni caso Yamaha non è riuscita a reagire, a superare un impasse tecnico che l’ha penalizzata tutto l’anno. Il progetto 2017 si è rivelato fallimentare e la nuova moto dovrà partire su basi diverse. Il tempo a disposizione non è molto. Nei test che si svolgeranno qui a Valencia nelle giornate di martedì e mercoledì si dovranno almeno gettare e basi e soprattutto indirizzare lo sviluppo in maniera sicura, cosa che appare problematica per le esigenze diverse di Rossi e Vinales. La casa di Iwata ha già fissato poi due giorni di test, il 27 e 28 novembre a Sepang, con la solita incognita del meteo. Infine un cenno alla Suzuki, che se non dovesse centrare un piazzamento sul podio nemmeno a Valencia si vedrebbe restituiti i vantaggi tecnici di cui godeva al debutto. Questo vorrebbe dire avere nove motori invece dei sette attuali, con la possibilità di svilupparli durante l’anno, e non avere il limite di soli cinque giorni di test con i piloti titolari. Questo darebbe una grossa mano e costituirebbe l’unico risvolto positivo di una stagione per altri versi disastrosa.
Alfonso Paduano