Marchionne minimizza sulle accuse alla FCA dal mercato USA

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l43-marchionne-130203210939_mediumL’economia mondiale sta vivendo momenti ancora una volta difficili. Il gruppo FCA, sta recuperando quote di mercato, mediante una serie di movimenti di architettura finanziaria che il suo abile CEO Marchionne sta mettendo in piedi per portare il titolo più in alto possibile. A parte i ribassi per questioni legate alle volatilità delle borse mondiali in questo mese di Gennaio, c’è da fare i conti con la frenata che molti mercati che in crescita stanno avendo in questo ultimo periodo. Anche sul versante americano le cose non sono andate gran che bene. Lo scorporo della Ferrari dal gruppo ha indebolito il titolo a Wall Street, senza contare che lo stesso Marchionne ha raffreddato le speranze con un piano di interventi più limitato sul piano industriale.  A peggiorare le cose c’è la tegola dell’accusa da parte di alcuni concessionari americani sul fatto che la FCA falsificherebbe i dati di vendite. In particolare la FCA avrebbe sollecitato i rivenditori per riportare vendite di auto gonfiate e poi stornate all’inizio del mese successivo per l’anno 2016.  Mike Palese, per conto di FCA negli Usa, ha chiaramente detto che non avendo ancora visionato le carte e non essendoci un contenzioso ufficiale in tribunale non ci si può esporre con un giudizio.

Bisogna dire che in tutti i mercati del mondo, i vari costruttori da sempre utilizzano vari metodi per incentivare le concessionarie per aumentare le vendite. Non solo ma ci sono vari sistemi per evitare che i numeri delle vetture invendute siano deleterie per l’immagine del titolo, ovviamente tutti legali.  Quello che successo in ambito USA è paragonabile alla lontana a quello che succede in Italia quando le concessionarie intestano vetture facendole tornare poi sul mercato come Km0. Una pratica che droga il mercato di esemplari praticamente nuovi, non ancora usciti dalla concessionaria, con un vantaggio solo limitato per i clienti.

Nel caso particolare delle concessionarie USA, lo stesso Marchionne ha minimizzato dicendo che si tratta di una semplice controversia sulle condizioni di vendite imposte dalle condizione contrattuale per tenere la concessione del marchio. Non potendo rispettare le norme definite in sede di stipula, il concessionario in questione ha tentato un colpo di mano con un’azione legale che ha ancora tutto da chiarire. In ogni caso il mercato USA ancora una volta si dimostra,  con le sue norme i suoi cavilli legali un terreno minato per l’immagine di ogni costruttore soprattutto europeo e giapponese che sia presente. Il caso Volkswagen è stato emblematico ed ha dimostrato che nessuno è intoccabile dal punto di vista dell’immagine in terra americana.

Daniele Amore