Crisi, lavoro e… “Gli Scusateci”!

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Se si pensa alla parola lavoro, o mercato, subito, un’immagine si affaccia alla nostra mente: la crisi. Se ne è spesso parlato nei TG economici, nelle riviste finanziarie e così via. Eppure c’è un regista, Antonio Esposito, che con la sua “trilogia” ne ha fatto motivo del suo successo. In essa descrive varie situazioni per far riflettere, ridendo, sulla crisi del mercato del lavoro. Ne parliamo con lui, attore e regista, insieme a Antonio Bruno e Fabio Esposito, entrambi coprotagonisti.

Crisi, tre colori di una stessa bandiera, come tre gli attori del primo episodio della “Trilogia web”. Antonio, Lei è regista e attore in esso: saprebbe descrivere in poche parole il personaggio che rappresenta e quello, invece, in cui si identifica di più?

Il mio personaggio è il classico raccomandato, simbolo dell’assenza di meritocrazia presente, purtroppo, nel nostro Paese. Ormai è sempre più raro riuscire ad inserirsi nel mondo del lavoro senza una raccomandazione. E questo è sicuramente uno dei drammi in cui molti giovani si ritrovano. Mi rivedo quindi molto nel personaggio del candidato in cerca di occupazione, circostanza in cui più volte mi sono trovato, e forse è per questo che è stato facile scriverne”.

“Crisi”, una parola spesso usata, alla lettura di ogni quotidiano e all’ascolto o visione di ogni TG in radio o TV. Come vive Lei la crisi?

Mi ritengo un privilegiato. In questo particolare periodo ho la fortuna di avere un lavoro, avuto senza raccomandazione! Ed oggi avere un impiego stabile è tanto, permette anche di rapportarsi in altri aspetti della vita, nel mio caso la regia, non dovendosi affannare alla ricerca di risorse economiche per arrivare a fine mese. So che tanti non possono dire lo stesso, ed è davvero una tragedia”.

C’è davvero “crisi” in Italia? E in Europa? Se dico “crisi”, a quante e quali parole l’associa?

La crisi c’è… ma forse per le persone meno agiate c’è ancora di più. Si è creato uno spartiacque: da un lato i ricchi, che sono diventati sempre più ricchi; dall’altro, i poveri, sempre più poveri. Penso, ad esempio, ai politici. Che tipo di crisi c’è per loro? Sono gli imprenditori onesti, gli impiegati e gli operai ad avere un problema se aumenta l’IVA e di conseguenza il prezzo dei beni di prima necessità, il costo del carburante. Non è più tempo neppure di concedersi uno sfizio. Bisognerebbe guardare di più ai reali bisogni della gente. La parola crisi per me è uguale a parole come: rinuncia, spesa, tagli, preoccupazione. Non credo che in altri Paesi europei la situazione sia molto differente. Proprio pochi giorni fa leggevo di una coppia inglese che facendo finta di doversi imbarcare, vive stabilmente nell’aeroporto di Londra”.

In questo primo episodio è narrata la disperazione di un vecchio dipendente di un’azienda che, pur di non essere “rimpiazzato”, sarebbe disposto anche a pagare il Suo eventuale sostituto. Introduce anche un tema, quello del tempo libero degli anziani, spesso poco presente nelle sceneggiature. Perché è stato ripreso?

A volte si dovrebbe far tesoro dei consigli di chi ha visto e sentito più di te. La verità è che gli anziani hanno sempre meno tempo libero, data l’età pensionabile a cui la legislatura ci sta spingendo. Il personaggio dell’episodio non è che sia poi così anziano, ma credo comunque che ogni persona, arrivata ad una certa età, abbia il diritto di riposarsi e dedicarsi di più a se stesso, anche perché probabilmente i riflessi fisici e psicologi con il passare del tempo si affievoliscono. Come dice il coprotagonista nell’episodio, di questo passo quelli della mia generazione avranno veramente pochissimo tempo libero una volta divenuti anziani”.


L’equivoco. Il teatro napoletano è pieno di colpi di scena. A cosa o chi si ispira per le Sue sceneggiature?

Artisticamente sono nato in teatro, come tutti gli altri “Scusateci”. Spesso la critica che mi viene fatta è proprio quella di essere molto teatrale nelle mie sceneggiature, sia nella scrittura che nella recitazione. Eppure l’artista con cui sono cresciuto e che ha fatto nascere questa mia passione, di teatro vero ne ha fatto poco o niente: Massimo Troisi. Credo che il suo modo di descrivere la vita e l’amore siano straordinari. Un vero poeta. Irraggiungibile”.


Da chi e come è nata l’idea di tale trilogia?

L’idea mi è venuta guardando i TG, ascoltando la radio o leggendo quotidiani. Purtroppo non si parla d’altro. Ogni giorno un suicidio, un atto disperato di chi ha difficoltà economiche, un’attività commerciale storica che chiude. Io credo che un autore abbia il dovere di raccontare la società in cui vive. Lo si può fare con ironia, satira, drammaticità. Ma la fotografia del suo tempo, è la prima mission per chi fa arte. Poi si può far bene o male, questo lo decide la gente”.


Qual è il motivo del Suo successo?

I consensi che ha avuto questa trilogia credo siano proprio dovuti al fatto che tanti guardandola, si sono rispecchiati in pieno anche nelle situazioni paradossali che abbiamo mostrato. Questa cosa è un indice molto indicativo del livello di crisi nel nostro Paese”.


E chi vorrebbe invece svelare il Vostro, di successo? Questa affinità tra di Voi, presente in video, è anche presente nella vita quotidiana di tutti i giorni?

Noi siamo prima di tutto amici nella vita e poi colleghi sul palcoscenico e sul set. Questo permette di divertirci quando prepariamo uno spettacolo, un film oppure un semplice video per il web. L’affinità umana è importantissima quando si lavora insieme e farlo con i tuoi amici lo rende ancora più bello. Non so se riusciremo con il passare del tempo, e speriamo con la crescita de “Gli Scusateci”, a lavorare sempre insieme. Certamente è una mia speranza, ma in un’evoluzione artistica e professionale aumenta anche il tempo da dedicare ad una sceneggiatura, alla preparazione di uno spettacolo, al girato di un film e tante altre cose. Il salto da amatoriale a professionista è proprio questo. Per ora ci divertiamo così. Poi si vedrà”.

Lidia Ianuario
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