Gian Maria Gabbiani, tra rischio e prudenza

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È Gian Maria Gabbiani, pilota a trecentosessanta gradi insignito della Medaglia d’Oro al valore sportivo l’anno scorso, l’unico uomo del trinomio Bertoni – Gabbiani – Torti, a co-condurre “Chi guida meglio?”, programma televisivo in onda su La7, trasmesso ogni sabato alle ore 14.30, e nato da un’idea precedente, proposta su Deejay TV con successo, “Drive Camp – Adesso Guida Meglio”.

Una trasmissione, la sua, con uno share, si vocifera, del 2%. Un dosato ed equilibrato insieme di elementi fanno la loro parte: la presenza di “due belle donne con cervello – come le definisce il Gabbiani – che hanno percepito l’importanza” della stessa; l’ottimizzazione delle logiche televisive; la volontà di far prevalere l’aspetto educativo-formativo, tenuto conto delle diverse tipologie di telespettari, giovani e non; la scelta di “dare un’idea dello spaccato cosmopolita italiano”, mediante la presenza di concorrenti non attori, scelti dalla redazione dopo innumerevoli casting, dalla cultura medio-elevata, di professionalità varie, con storie che lasciano il telespettatore sul filo del rasoio, un po’ come chi segue il pilota-conduttore durante le sue avvincenti performance.

Cosa sia la competizione, base dell’intero programma, per uno come Gabbiani, è difficile dirlo, ma lui è sintetico, preciso, diretto: “Competizione, per me, è quando ci sono due persone, due auto e un cronometro”. Così, grazie alla conduzione di Federica Bertoni, lui giudica, con Federica Torti, i concorrenti, ma non solo.

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In un alternarsi di momenti, con domande, prove tecniche, racconti, il telespettatore tocca con mano ogni aspetto del meraviglioso mondo dei motori. Non è “Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain”, ma come la famosa attrice Audrey Tautou che volteggia sul letto in una delle scene del film francese, così gli occhi del telespettatore si poggiano ora sull’una ora sull’altra auto, su questo o su quel particolare, imparando, tramite l’osservazione, gli elementi base della guida sicura.

Sponsor ufficiale della trasmissione, la Suzuki, a cui il Gabbiani ha richiesto di “avere un’auto che non aveva mai provato”. Circuito prescelto, quello di Vallelunga, con l’area off-road e l’autodromo, in quanto il primo centro di guida sicura ACI, a cui si affianca il nuovo centro di Varese.

Un uomo sicuro, il Gabbiani, che non teme domande “scomode”. “Da pilota vivo con gli sponsor, sono l’anima del mio lavoro, dagli accessori agli oli, tanto per citare un esempio. È intrinseco in me, dai tempi del go kart”.

Così sicuro che con altrettanta determinazione illustra le possibili soluzioni alle ormai sempre più diffuse gare illegali. :”Non si può arginare il problema – afferma il pilota – se non si fa un discorso a monte, ad esempio, sulla velocità, sinonimo di forti emozioni. Io l’ho vissuta da sportivo, con dei rischi, però la strada (n.d.r.: dove gareggia) è chiusa al traffico, a un solo senso di marcia e con commissari di percorso e dottori”. Come curare questa piaga sociale, quindi, è ancora incerto, ma sicuramente, secondo lui, noi italiani “siamo nati indisciplinati”.

Chissà che un programma come “Chi guida meglio?”, trasmesso nell’orario e giorno, le ore 14.30 del sabato, momento dedicato ai motori, con un format così studiato, non faccia riflettere sul valore della prudenza, nella strada come in vita, in quanto “il cronometro serve per alzare l’indice di stress del guidatore. Il programma è un tutorial, tratta dei temi in modo scanzonato. È tutto nuovo, come il testacoda”, aggiunge il test-driver.

La prudenza. Per una volta ancora ne faccio a meno, e strappo al pilota una chicca. :”Sto lavorando attualmente a un programma internazionale sul Medio Oriente… “.

Un rischio calcolato, come ciò che ho imparato dalle parole di chi, il rischio, lo vive quotidianamente, perché “un pilota professionista pensa al 10% a guidare, il 90% a ottimizzare le prestazioni”. Un non sportivo, invece, non avendo le capacità per tale ottimizzazione, guida semplicemente, senza prevedere il rischio e conoscere al millesimo i propri limiti.

I campioni non si possono emulare, altrimenti non sarebbero tali, probabilmente è bene che rimangano così, nel nostro immaginario collettivo, “miti”, da celebrare mediante l’osservazione dei loro comportamenti: chi guida meglio, alla fine, non è chi è prudente?


Lidia Ianuario
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